Finalmente è iniziata la strada verso la ripresa delle attività e nuove regole ne scandiscono le modalità. Al di là delle indicazioni governative, quello è questo il momento di costruire la Personale Fase 2.

Da dove partire

Il punto di partenza può essere proprio quello che di nuovo ci ha portato il periodo di lockdown e ciò che abbiamo imparato. Possiamo allora scegliere cosa conservare e continuare a coltivare: le riflessioni su sé stessi, su cosa desideriamo dalla vita, su cosa ci piace veramente, sul ruolo che abbiamo all’interno della nostra società, non solo dal punto di vista sociale o professionale, ma come persona. Spesso questi due aspetti si confondono: abbiamo un ruolo professionale – il nostro lavoro, la nostra attività – ed un ruolo nella società, che può essere quello di genitore, di partner, di figlio, ecc. Ci dimentichiamo spesso di andare oltre queste identificazioni per riscoprire “chi sono”, cosa mi piace e sono bravo a fare, e cosa non mi piace e non sono bravo a fare. Quali emozioni mi animano e mi accendono, quali mi drenano energia e mi spengono. Con quale tipo di persone sento affinità e mi piace accompagnarmi, e con quali non mi sento a mio agio.

Dal frutto di queste riflessioni possiamo trarre ciò che possiamo chiamare la nostra personale Fase 2. Quella dove riprendiamo il contatto con il mondo esterno, con i ritmi e le modalità che ci sono congeniali, facendo attenzione a non essere vittime della Sindrome della Capanna, riorganizziamo la nostra vita attiva e portiamo con noi quello che di nuovo abbiamo scoperto durante il lockdown.

Tenere il nuovo con noi, perché diventi spunto di una riflessione continua sul come affrontare le cose in maniera più responsabile e più serena. E quando parliamo affrontare la nostra vita in modo più responsabile, intendiamo responsabilità verso sè stessi: responsabilità di scegliere chi vogliamo essere, di lasciare andare quello che non ci appartiene e di vivere la miglior versione di noi stessi. Perché è questa che porta ad agire la parte più vera, più bella e migliore di noi. È questo che ci porta a raggiungere la felicità.

Dal Fare all’Essere

La società odierna è basata sul fare, basti pensare che ciascuno di noi si identifica nella propria attività: diciamo “sono un ingegnere”, “sono un archeologa”, “sono una casalinga”, “sono un impiegato”, “sono un’operaia”. Ebbene, noi “siamo” molto di più, è la nostra attività ad essere quella della ragioniera, del fornaio, del commerciante. Questo lockdown, fra le altre cose positive, ci ha fatto comprendere quanto siano importanti la nostra salute, la libertà, le relazioni, la solidarietà, l’esserci l’uno per l’altro. E forse abbiamo iniziato a comprendere che possiamo diventare la società dell’Essere, e per farlo ognuno di noi deve iniziare da sé stesso. Stiamo riscoprendo che non esiste solo l’esterno e che possiamo rivolgerci al nostro interno per (ri)scoprirci e apprezzare le cose belle della vita: il silenzio, la natura, il nostro respiro, i battiti del nostro cuore e le altre piccole cose che ci aprono gli occhi verso l’infinito.

Abbiamo imparato che siamo vulnerabili, che non siamo invincibili, che non siamo immortali e non siamo imbattibili. A volte ce ne dimentichiamo ed invece esserne consapevoli è fondamentale per ricordarci di prenderci cura di noi stessi, in primo luogo, e poi di chi ci circonda e dell’ambiente in cui viviamo. Esattamente in quest’ordine. Prenderci cura di noi stessi per primi può essere contro intuitivo, perché la nostra cultura non ci insegna questo, ma come possiamo pensare di prenderci cura di qualcun altro se prima non ci siamo presi cura di noi stessi? Se prima non abbiamo nutrito noi stessi?

Costruire la Personale Fase 2

Costruiamo quindi quello che desideriamo sia il nostro nuovo inizio. È un’occasione rara quella di avere l’opportunità di rimettere in discussione l’organizzazione della nostra vita. Allora scegliamo le abitudini che vogliamo mantenere: abbiamo imparato ad ascoltarci di più, a vivere la solidarietà in modo più concreto sostenendoci l’un l’altro anche a distanza, abbiamo riportato i rapporti sociali al centro e scoperto nuovi modi di stare insieme. Non lasciamo che tutto questo torni ad essere relegato al “se e quando avrò tempo”, ma pianifichiamo questi momenti nella nostra agenda. E non abbiamo paura di disfarci di quello che è superfluo.

Nell’articolo “Si riparte! Organizziamoci: 10 regole per farlo al meglio” abbiamo parlato dell’importanza di inserire in agenda tutte le attività e non solo gli impegni lavorativi e le commissioni, proprio perché ciascuna abbia il giusto spazio e non ci siano motivi per trascurarle. E visto che abbiamo – nostro malgrado – ci siamo accorti veramente che possiamo vivere con meno altrettanto bene, un’altra cosa che possiamo portarci dietro è la semplicità. Abbiamo proprio toccato con mano che “le cose semplici sono le migliori” non è una frase fatta, perché ci siamo accontentati di poco e quel poco spesso ci ha fatto vivere meglio.

Facciamo un vero e proprio elenco scritto di ciò che abbiamo imparato e desideriamo conservare e diamo il via davvero a questa Personale Fase 2: scegliendo i ritmi che vogliamo avere, le cose che vogliamo vivere, quelle che vogliamo lasciare andare, e partiamo!

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